Un’auto elettrica può ridurre le emissioni legate ai propri spostamenti anche senza cambiare batteria o ricevere un aggiornamento software. Succede quando diventa meno inquinante l’elettricità con cui viene ricaricata: il veicolo resta lo stesso, ma cambia ciò che alimenta la presa. Il confronto tra la rete statunitense del 2017, anno delle prime consegne della Model 3, e quella del 2025 mostra quanto questo effetto possa contare nel tempo.
Negli Stati Uniti il carbone pesa molto meno
Nel 2017 le centrali a carbone americane hanno prodotto circa 1.206 terawattora di elettricità. Nel 2025 sono scese a circa 735 TWh, con una riduzione del 39%. Nel frattempo la produzione elettrica complessiva è aumentata, perciò il peso del carbone sul totale è diminuito ancora più nettamente: da quasi il 30% a circa il 16,6%.
Il cambiamento non è soltanto una sostituzione del carbone con le rinnovabili. Il gas naturale è passato da circa il 32% al 41% della generazione elettrica, diventando ancora più centrale nel sistema americano. È una distinzione importante: una rete con meno carbone non è automaticamente una rete senza combustibili fossili.
Il solare cresce, l’eolico supera il 10%
Nello stesso intervallo la produzione solare degli impianti di grande taglia è salita da circa 53 a 300 TWh: oltre cinque volte il valore del 2017. La sua quota sulla generazione elettrica è passata da circa l’1,3% al 6,8%. Considerando anche gli impianti solari di piccola taglia, il dato del 2025 arriva a circa 393 TWh; queste due misure vanno tenute distinte per confrontare correttamente le percentuali.
Anche l’eolico è cresciuto: da circa 254 a 462 TWh, con un aumento vicino all’82% e una quota che supera il 10% del totale. Nucleare e idroelettrico continuano a contribuire, ma la loro produzione non è aumentata rispetto al 2017. La trasformazione della rete, dunque, nasce dall’evoluzione di più fonti, ciascuna con un andamento diverso.
Cosa cambia per una Tesla già in circolazione
Per chi possiede una Model 3, una Model Y o un’altra elettrica, il punto è che le emissioni associate alla ricarica non rimangono necessariamente quelle dell’anno di acquisto. Se diminuiscono le emissioni per chilowattora dell’elettricità utilizzata, può diminuire anche l’impatto dei chilometri successivi, senza dover sostituire l’auto.
Questo confronto sulla produzione nazionale non permette però di assegnare una riduzione precisa della CO₂ a ogni Tesla. Contano la rete locale, l’ora della ricarica, i consumi effettivi del veicolo e le perdite durante il rifornimento. Inoltre, le emissioni legate all’uso sono una parte del bilancio ambientale: produzione dell’auto e della batteria, manutenzione e fine vita richiedono una valutazione distinta.
Una tendenza di lungo periodo, senza miglioramenti garantiti ogni anno
C’è un dettaglio che evita una lettura troppo ottimistica: nel 2025 la produzione americana da carbone è aumentata rispetto al 2024, quando era stata di circa 652 TWh. Il risultato rimane molto inferiore a quello del 2017, ma il percorso non procede sempre nella stessa direzione.
I numeri riguardano gli Stati Uniti e non descrivono il mix elettrico italiano. Il principio vale anche altrove: più si riduce l’intensità di emissioni dell’elettricità utilizzata, più può migliorare l’impatto d’uso delle auto elettriche già sulle strade. Il beneficio concreto dipende da come cambia la rete che le ricarica.





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